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I disturbi dell'alimentazione

I disturbi alimentari sono sempre più diffusi ed in Italia più di 3 milioni di persone ne soffrono ed il numero è in costante aumento.
La prevalenza del disturbo nelle donne è dovuta ad una loro predisposizione biologica a resistere senza cibo. Le donne, inoltre, sono soggette più degli uomini all’accumulo di grasso e subiscono maggiori frustrazioni da parte di una cultura che esalta il culto della magrezza. Lo sviluppo puberale femminile, infine, è più complesso di quello maschile dal punto di vista delle funzioni ormonali e dei meccanismi psicologici che lo sottendono e può predisporre a disturbi psicologici di fronte a fattori di stress.
L’identità della giovane adolescente si costruisce all’interno di un’ampia cornice che include il contesto sociale, le esperienze familiari, le predisposizioni biologiche e i fattori accidentali dello sviluppo. Problematiche legate al processo d identità della giovane donna possono portare a sviluppare il fenomeno dell’anoressia e/o della bulimia.  Gli eventi che scatenano il meccanismo patologico legato al cibo sono quelle esperienze che mettono alla prova il senso di indipendenza e di valore dell’adolescente: le prime relazioni eterosessuali, la perdita di un’amicizia, la malattia o la morte o la separazione di un membro importante della famiglia.
 I disturbi dell’alimentazione non devono essere scambiati per malattie dell’appetito. Sono, infatti, disagi psicologici profondi. Attraverso il rapporto con il cibo – negato, cercato e rifiutato, o ingerito in quantità smodata – esprimono in modi diversi un dolore ed una sofferenza dell’anima.
I disturbi alimentari sono un modo per comunicare sofferenze e paure. Perdite affettive importanti, abbandoni, abusi e traumi infantili: il cibo diventa il modo che permette di non sentire la sofferenza, un’auto-cura per non pensare. In questo modo, però, il dolore permane e la vita non viene vissuta.


Anoressia e Bulimia



Per quale ragione negli ultimi trent’anni si assiste all’aumento dei casi di anoressia e di bulimia? Per quale motivo l’incidenza del fenomeno è soprattutto “femminile” ?
Sicuramente il contesto sociale di appartenenza e il mito della “magrezza” del mondo occidentale hanno favorito l’emergere di tali patologie e sono responsabili di un modello femminile rigido in cui predomina il culto del fisico e l’importanza del fitness.

La prevalenza di soggetti femminili con disturbi dell'alimentazione è dovuta ad una predisposizione biologica delle donne a resistere senza cibo. Dal punto di vista evoluzionistico, le donne  hanno maggiore resistenza alla fame nei periodi di scarsità di cibo; ciò rappresenta una garanzia per la conservazione della specie.
Le donne sono inoltre soggette, più degli uomini, all’accumulo di grasso e di conseguenza subiscono maggiori frustrazioni da parte di una società che urla  al culto della magrezza.
Infine lo sviluppo puberale femminile è sicuramente più complesso di quello maschile dal punto di vista delle funzioni ormonali e dei meccanismi psicologici che lo sottendono e può predisporre a disturbi psicologici di fronte a fattori di stress.
Tra i fattori psicologici sono di rilievo quelli legati alle inquietudini provocate dalle problematiche relative:
  • l’autonomia;
  • l’autostima;
  • il successo;
  • il controllo.

Questi elementi psicologici sono connessi al concetto di identità che diventa tema centrale quando si parla di disturbi dell’alimentazione. L’identità della giovane adolescente si costruisce all’interno di un’ampia cornice che include: il contesto sociale, le esperienze familiari, le predisposizioni biologiche e fattori accidentali dello sviluppo.
 
Generalmente, gli eventi che scatenano il meccanismo patologico delle diete sono proprio quelle stesse esperienze che mettono alla prova il senso di indipendenza e di valore dell’adolescente: le prime relazioni eterosessuali, la perdita di un’amicizia, la malattia, la morte o la separazione di un membro importante della famiglia.
Queste difficoltà evolutive “normali” producono nei soggetti che mancano di autonomia una crisi di autostima.
Le diete e la perdita di peso diventano per tali soggetti segnali di potere e di controllo e pertanto  motivo di orgoglio e di superiorità sociale.